Cgil e Confindustria si parlino in fabbrica

Susanna Camusso, durante un’iniziativa della Cgil a Crotone, ha dichiarato che la sua organizzazione è disposta a riaprire il dialogo con Confindustria, con il motto “ricostruire per dare risposte alle persone”. Si tratta di una sorta di formula in codice che indica le tutele sindacali e sociali del posto fisso, del contratto nazionale di lavoro, della cassa integrazione che si trasforma da rete di sicurezza straordinaria a metodo di intervento, della sistemazione piena degli esodati. Insomma, siamo agli schemi tradizionali della gestione dei rapporti di lavoro che ci hanno portato, ben più della situazione delle finanze pubbliche, a essere tra i paesi a minore produttività del lavoro nell’area dell’euro.
20 AGO 20
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Susanna Camusso, durante un’iniziativa della Cgil a Crotone, ha dichiarato che la sua organizzazione è disposta a riaprire il dialogo con Confindustria, con il motto “ricostruire per dare risposte alle persone”. Si tratta di una sorta di formula in codice che indica le tutele sindacali e sociali del posto fisso, del contratto nazionale di lavoro, della cassa integrazione che si trasforma da rete di sicurezza straordinaria a metodo di intervento, della sistemazione piena degli esodati. Insomma, siamo agli schemi tradizionali della gestione dei rapporti di lavoro che ci hanno portato, ben più della situazione delle finanze pubbliche, a essere tra i paesi a minore produttività del lavoro nell’area dell’euro. Ieri il Sole 24 Ore, quotidiano della associazione di Viale dell’Astronomia, ha subito posto in evidenza la notizia, lanciando segnali che mostrano come anche la Confindustria sia ansiosa di riprendere questa vecchia e cara pratica, dopo il breve periodo di dissenso che si è manifestato sugli articoli del disegno di legge governativo riguardante le agevolazioni fiscali sul salario di produttività da stabilire a livello aziendale.
Il messaggio del segretario generale della Cgil e il benevolo sorriso della Confindustria di Giorgio Squinzi hanno anche uno scopo trasversale in rapporto alla politica e soprattutto al Partito democratico. Il segretario del maggiore partito della sinistra, Pier Luigi Bersani, ha subito raccolto il messaggio in un’intervista televisiva con Enrico Mentana, rilanciando il metodo della concertazione, addirittura in una formula allargata che vedrebbe allo stesso tavolo anche l’Anci, l’Arci e la Caritas. Ma la Camusso sbaglia, perché il tempo dei rapporti corporativi è finito. Nell’epoca dell’euro, il dialogo non si fa con il governo e con i partiti, oppure con occhieggiamenti sui vari media, ma innanzitutto in fabbrica. Lo scopo dovrebbe essere quello di agganciare sempre più il salario alla produttività, perché è la fabbrica la vera comunità del lavoro, non la Sala verde di Palazzo Chigi. L’odiatissimo Sergio Marchionne, ad di Fiat, lo ha ricordato con i suoi referendum tra i lavoratori. Adesso però è al sindacato che compete la prima mossa innovatrice, non l’ennesimo abbraccio ammazza-sviluppo.